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Provincia di Pavia

La provincia di Pavia (pruvincia de Pavia in dialetto pavese e lomellino, pruvincia ad Pavia in dialetto oltrepadano) è una provincia italiana della Lombardia di 547.326 abitanti.

Confina a nord con la città metropolitana di Milano, a est con la provincia di Lodi, con l’exclave di San Colombano al Lambro (città metropolitana di Milano) e con l’Emilia-Romagna (provincia di Piacenza), a sud-ovest, a ovest e nord-ovest con il Piemonte (provincia di Alessandria, provincia di Vercelli, e provincia di Novara).

È percorsa dai fiumi Ticino e Po, che si incontrano 4 km a sud del capoluogo e che la dividono in tre zone: il Pavese, totalmente in Pianura Padana, a nordest, la Lomellina, anche questa totalmente in Pianura Padana, a nordovest, tra Ticino e Po, e l’Oltrepò, in territorio appenninico, a sud. Il territorio del Siccomario, alla confluenza dei due fiumi, si troverebbe in Lomellina, ma, per motivi storici, è considerato parte del Pavese.

Un altro importante corso d’acqua della provincia è l’Olona. Si tratta di un colatore alimentato da rogge e risorgive che trae origine nelle campagne attorno a Bornasco where can i buy jerseys, attraversa la campagna pavese e confluisce nel Po presso San Zenone. Tale corso d’acqua non è da confondersi con l’omonimo fiume che nasce nelle Prealpi Varesine, e confluisce a Milano nel Lambro Meridionale. Prima delle deviazioni operate dai Romani i due fiumi costituivano un unico corso d’acqua, da cui deriva l’omonimia mantenutasi sino ai giorni nostri.

Per un breve tratto interessa la provincia anche il fiume Lambro. Maggiore è il percorso compiuto nella provincia dal suo affluente colatore Lambro meridionale, derivato dall’Olona a Milano, che riceve le acque in eccesso dei navigli e scorre al confine tra le province di Pavia e di Lodi.

La Staffora è il maggior fiume dell’Oltrepò Pavese e confluisce nel Po, dopo un percorso di 58 km. Altri corsi d’acqua dell’Oltrepò sono i torrenti Coppa, Scuropasso, Tidone, Versa, Avagnone (che confluisce nel Trebbia), Curone e, per un breve tratto, lo Scrivia.

Nella parte più meridionale dell’Oltrepò Pavese il confine è segnato in val Trebbia per una piccola porzione dal fiume Trebbia, il punto più a sud è posto nel comune di Brallo di Pregola accanto alla frazione emiliana di Ponte Organasco (Cerignale – provincia di Piacenza).

Nella Lomellina scorrono la Sesia, al confine con le province di Alessandria e Vercelli e, paralleli a questa e al Ticino, i piccoli fiumi Agogna e Terdoppio, provenienti dal Novarese.

La provincia è in gran parte pianeggiante. La pianura a nord del Po ha una base sabbiosa, specialmente in Lomellina, ove affiorano alcuni sabbioni (resti di antiche dune) un tempo assai più numerosi. Nell’Oltrepò la poca pianura presente è prevalentemente argillosa; a sud della limitata fascia pianeggiante l’Oltrepò presenta un’ampia area collinare facente parte della catena Appenninica che lentamente si innalza in modeste montagne (tutte sotto i 1000&nbsp design your own water bottle;m). Solo all’estremità meridionale, a sud di Varzi, quasi all’improvviso le montagne si fanno più impervie e raggiungono altitudini considerevoli con alcune delle maggiori vette dell’Appennino Ligure: il Monte Lesima (la maggiore elevazione della provincia con i suoi 1724 m), il Monte Chiappo (1700 m), la Cima Colletta (1494 m), il Monte Bogleglio (1492 m) e il Monte Penice (1460 m)

Attraversata dai due maggiori fiumi italiani per portata, il Po e il Ticino, che confluiscono quasi nel suo centro, la provincia di Pavia appare, a seconda dei punti di vista, divisa o unita da questi fiumi. Superficialmente si direbbe divisa, e tale fu storicamente quando il suo destino fu deciso da forze esterne, per le quali un fiume poteva essere un comodo confine amministrativo o politico-militare. Al contrario, quando furono le forze locali a poter giocare un ruolo determinante, prevalse la tendenza all’unione delle terre lungo i fiumi, principali vie di comunicazione nella pianura, e motivo di coesione. Così i Romani, che divisero il territorio addirittura fra tre regioni diverse, non tennero in alcun conto le precedenti aggregazioni etniche, che – come diremo – appaiono organizzate lungo i fiumi. Nel Medioevo fu la città di Pavia ad aggregare di nuovo il territorio, ma nel XVIII secolo, nel dominio assoluto delle cancellerie europee, esso fu smembrato tra stati diversi, e Napoleone, padrone di tutte queste aree, non volle accondiscendere al desiderio delle popolazioni di essere riunite. Va dunque ascritto a merito del governo sabaudo, nel 1859, di aver riunito definitivamente il territorio pavese, anche a costo di modificare l’assetto amministrativo precedente.

Gli scarsi cenni, ricavabili dagli autori antichi e dalla toponomastica, sulle popolazioni che abitavano il territorio attorno alla confluenza del Ticino nel Po, ci consentono di avere un pur vago disegno del quadro etnografico fino al II secolo a.C.

Il popolo più importante era probabilmente quello dei Marici, citati da Plinio che ne fa, assieme ai Levi, i fondatori di Pavia (Ticinum). Entrambi erano di stirpe ligure: i Marici si distendevano lungo il Po nelle province di Pavia e Alessandria, i Levi lungo il Ticino. Proprio alla confluenza dei due fiumi questi popoli confinanti fondarono Pavia, probabilmente come loro mercato e luogo di incontro.

Più a ovest, a nord del Po, si trovavano i Libìci (Lebeci secondo Polibio), che occupavano la Lomellina occidentale e l’adiacente Vercellese. Non sembra avere invece consistenza storica il fantomatico popolo degli Iriati, nato dall’arbitraria correzione del nome degli Iluati, citati da Livio, per ottenere una suggestiva ma superflua connessione con il nome della città di Iria, Voghera.

I Romani giunsero nella provincia di Pavia nel III secolo a.C., al tempo delle guerre contro i Galli e i Cartaginesi. Nel 222 a.C. sconfissero gli Insubri a Clastidium, nell’Oltrepò Pavese, uno dei principali villaggi dei Marici loro alleati. Nel 218 a.C. furono sconfitti da Annibale presso il Ticino. La successiva colonizzazione ebbe come centro propulsore la vicina colonia latina di Piacenza, la cui centuriazione si distese su tutta la pianura dell’Oltrepò.

La fondazione, attorno al 120 a.C., della colonia di Tortona, determinò il passaggio all’area di influenza di tale città della parte occidentale dell’Oltrepò Pavese (Voghera). La colonizzazione di Pavia (187 a.C.) fu pure realizzata con la centuriazione della pianura a nord del Po e ad est del Ticino, mentre la parte a ovest del Ticino non conserva tracce di centuriazione (se non attorno a Vigevano, dove giungeva la colonizzazione di Novara), per cui è da ritenersi che nella Lomellina, come forse nella parte collinare dell’Oltrepò, più a lungo si mantenesse l’elemento indigeno. La zona a nord del Po, nella suddivisione dell’Italia in regioni operata da Augusto, fu attribuita alla Transpadana, mentre l’Oltrepò fu suddiviso tra l’Emilia e la Liguria lungo il confine tra le aree di influenza di Piacenza e Tortona.

Nel 572 Pavia fu conquistata dai Longobardi, che ne fecero la loro capitale. I Longobardi organizzarono le loro conquiste in ducati, ma la geografia amministrativa del territorio pavese in questo periodo non è nota. Il re Rotari nel 643 emise il celebre editto e si ebbe una rinascita religiosa, con la fondazione del Monastero di San Pietro in Ciel d’Oro.

Nella successiva età carolingia il territorio venne diviso in contee: nella provincia di Pavia furono istituite quelle di Pavia, di Lomello (da cui si originò la Lomellina), a nord del Po. Il territorio a sud del fiume apparteneva nella parte occidentale alla contea di Tortona, nella parte centrale e orientale (ecclesiasticamente nella diocesi di Piacenza) rimase forse nel territorio piacentino, come in epoca romana. La città era attraversata dalla « Roggia Carona, che permise con le sue acque la nascita di diverse attività artigianali.

Nel 996 è conte di Lomello Cuniberto; lascia la contea ai figli Aginulfo e Ottone I, che nel 1001 concentra nelle sue mani anche le cariche di Conte di Pavia e di Conte Palatino (la maggiore carica giudiziaria del Regno), con sede nel Sacro Palazzo (Palazzo Reale) di Pavia. Nel 1024, alla morte dell’Imperatore Enrico II, i Pavesi distrussero questo palazzo, e i Conti Palatini si ritirarono in Lomellina, loro dominio originario, dove resistettero alle pressioni del nascente comune pavese; furono infine sottomessi e costretti a stabilirsi in città. Nello stesso tempo il Comune di Pavia cominciò a estendere la propria influenza sull’Oltrepò, dove già il Vescovo e vari monasteri della città avevano la signoria su numerosi paesi.

La città di Pavia stava quindi nuovamente unificando il territorio di quei popoli che l’avevano fondata molti secoli prima. Questo stato di fatto fu ufficializzato nel 1164 da Federico I, che attribuì a Pavia l’intera Lomellina e gran parte dell’Oltrepò. Rimaneva indipendente la zona meridionale dell’attuale provincia. Per il possesso di queste terre Pavia dovette lottare a lungo con i Comuni vicini, specie con Piacenza, raggiungendo infine una certa stabilità di confini. Ma la più pericolosa nemica di Pavia fu senza dubbio Milano, che le contese a lungo il possesso della Lomellina.

I Pavesi esercitarono sul loro territorio un potere signorile, mantenendo per secoli una condizione di privilegio rispetto agli abitanti rurali. I nobili pavesi vi possedevano la maggior parte dei beni fondiari, e questa situazione ancora sussisteva nel XVIII secolo. Dal punto di vista amministrativo, l’area soggetta a Pavia era divisa in quattro zone molto disuguali, convergenti sulla città, secondo i punti cardinali, ovvero le porte da cui tali zone si raggiungevano:

Nei primi secoli del dominio pavese avvenne una sorta di osmosi tra le famiglie nobili di origine cittadina, che acquisivano terre, castelli e signorie nel territorio soggetto alla città, e le famiglie signorili locali di tale territorio, che si stabilivano in città, confondendosi con le prime. In tal modo si formò un’omogenea classe dominante, di famiglie che non mancavano d’avere un piede in città e uno nel contado, di qui una torre, di là un castello. In tal modo le lotte politiche interne alla città, che videro schierarsi le maggiori famiglie, ebbero immediata ripercussione nel dominio pavese.

Tra queste famiglie dobbiamo ricordare in particolare:

La lotta si focalizzò sulle casate dei Langosco e dei Beccaria, che avevano i loro punti di forza rispettivamente in Lomellina e nell’Oltrepò. Alla fine però ebbero la meglio i Visconti di Milano, che presero la città nel 1359, dopo aver assoggettato tutto il territorio. Quando i domini viscontei furono elevati a Ducato con decreto imperiale (1395), il territorio pavese prese il nome di Contea di Pavia, ed era appannaggio del Duca di Milano o del suo erede.

Nel 1499 il territorio pavese, passato con Milano agli Sforza, ebbe dall’imperatore la qualifica di Principato, che lo poneva al secondo posto dopo il Milanese tra le province sforzesche. Nel 1535 passò con Milano alla Spagna. Nel 1564 il governo spagnolo wahl shaver, riconosciuta l’iniquità dei privilegi fiscali dei cittadini pavesi rispetto ai rurali, promosse la costituzione di congregazioni con la finalità principale di distribuire equamente tra le comunità il carico fiscale. Le congregazioni ebbero più in generale funzioni di coordinamento amministrativo e rappresentanza delle istanze locali di fronte al potere centrale.

Non erano elette direttamente dalla popolazione, ma formate dai rappresentanti dei comuni principali; erano quattro, una per ognuna delle zone in cui era diviso il Principato; al di sopra si poneva la Congregazione generale del Principato, formata da 21 rappresentanti (7 per l’Oltrepò, 7 per la Lomellina, 4 per la Campagna Sottana e 3 per la Campagna Soprana), da cui era eletta una giunta formata da cinque sindaci, i quattro a capo delle congregazioni locali e il Sindaco generale. Nel secolo XVII la congregazione della Lomellina si staccò da quella generale del Principato; quest’ultima ebbe 24 delegati (12 per l’Oltrepò e 6 per ciascuna delle Campagne pavesi), e altrettanti ne ebbe la Congregazione della Lomellina.

Il Principato di Pavia non aveva esattamente la stessa estensione dell’attuale Provincia. Comprendeva le seguenti zone:

Non comprendeva invece:

Nel XVIII secolo avvenne lo smembramento del territorio pavese: nel 1707 la Lomellina, e nel 1744 l’Oltrepò con il Siccomario furono annessi al Piemonte, cui fu ceduto anche il Vigevanasco. La Lomellina, il Vigevanasco e l’Oltrepò Pavese divennero province piemontesi con capoluoghi rispettivamente Mortara, Vigevano, Voghera e Bobbio. La provincia di Lomellina aveva però perso Valenza, Bassignana e cinque piccole terre lungo il Tanaro, unite ad Alessandria. A Pavia rimase un piccolo territorio, appartenente alla Lombardia austriaca, col nome di Principato prima e di Provincia dal 1786. Nel periodo napoleonico (1797 – 1814) l’unione del territorio pavese non venne ripristinata.

È significativo come, essendo stato richiesto agli abitanti dell’Oltrepò con un referendum a quale territorio volessero essere uniti, e avendo essi risposto che volevano tornare con Pavia, la loro volontà sia stata semplicemente ignorata dal governo francese. La divisione pertanto continuò: Pavia con le Campagne fu annessa al Dipartimento d’Olona, la Lomellina e il Siccomario al Dipartimento dell’Agogna, che furono parte della Repubblica Italiana e del Regno d’Italia; l’Oltrepò, aggregato prima al Dipartimento di Marengo (Alessandria) e poi al Dipartimento di Genova, fece parte della Repubblica e poi Impero Francese. I confini furono rettificati, e fatti coincidere con linee naturali (in particolar modo il Po divenne confine di Stato: così l’Oltrepò perse Mezzana Bigli ma acquistò Bastida Pancarana).

Nel 1814, con il ritorno degli antichi regimi, le precedenti suddivisioni furono ripristinate, ma ben presto furono operate alcune modifiche per razionalizzare i confini. La provincia di Pavia, appartenente al Regno Lombardo-Veneto, fu ingrandita con i territori attorno ad Abbiategrasso (antiche pievi milanesi di Corbetta e Rosate), e inoltre con Monticelli Pavese ceduto dal Ducato di Parma e Piacenza (già dal 1786 alla provincia di Pavia era stato unito il Vicariato di Binasco ex milanese, e parte della pieve di San Giuliano). La Lomellina e il Vigevanasco (tranne Vinzaglio) furono uniti in una sola Provincia, appartenente alla divisione di Novara; l’Oltrepò invece fu diviso in due province, facenti capo a Voghera e a Bobbio, e appartenenti rispettivamente alle divisioni di Alessandria e Genova. L’Oltrepò perse Sale, Piovera e Guazzora, uniti alla provincia di Alessandria, ma acquistò Bagnaria, staccato da Tortona.

All’alba dell’unità d’Italia, nel 1859, l’amministrazione piemontese fu riformata (Decreto Rattazzi del 23 ottobre 1859): le province furono ridotte a circondari di nuove più ampie province coincidenti per lo più con le vecchie divisioni; i territori piemontesi dell’attuale provincia dunque erano destinati ad essere uniti alle province di Novara, Alessandria e Genova; ma l’annessione della Lombardia al regno di Sardegna permise di unire le tre ex province di Lomellina, Voghera e Bobbio alla provincia di Pavia. Quest’ultima peraltro restituì a Milano la zona di Abbiategrasso e Binasco, ma conservò a Pavia quella di Vidigulfo e Landriano.

Le variazioni non erano però finite: nel 1923 la città di Bobbio con buona parte del suo circondario comprendente anche i comuni di Trebecco, Caminata, furono unite alla provincia di Piacenza e in minor misura a quella di Genova; alcuni comuni tra cui Zavattarello, Ruino, Romagnese, ritornarono a Pavia due anni dopo. Dopo di allora si sono avute solo modifiche marginali.

Nel 1936 venne aggregato alla provincia di Pavia l’ex comune di Cantonale, già appartenente alla provincia di Milano.

Dal punto di vista turistico la provincia di Pavia è ricca di castelli, chiese e santuari legati principalmente al periodo feudale.

A causa della divisione storica della provincia e della sua natura confinante si può fare una sostanziale distinzione in quattro dialetti:

La presenza umana sul territorio pavese si concentra per circa il 31% nel capoluogo e nelle altre due città principali, Voghera e Vigevano. Quasi il 50% risiede in soli 10 comuni mentre l’altra metà è spalmata sui restanti 178. Il numero di Comuni con popolazione non superiore ai 5.000 abitanti nella provincia di Pavia è, quindi, molto elevato (pari all’88%).

Appartengono alla provincia di Pavia i seguenti 188 comuni, di cui 13 fregiati del titolo di città:

Di seguito è riportata la lista dei dieci principali comuni della provincia di Pavia ordinati per numero di abitanti:

I comuni meno popolati della provincia sono:

Altri progetti

Girl Like Me (Japan Edition)

Girl Like Me is the nineteenth single by Dutch girl group Luv’ socks wholesale singapore, released in early 1990 by the labels Toco/Beaver Records/Alfa International best glass water bottle. It appears on the EP For You. The song was only released in Japan as a commercial single, especially for discos and clubs

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, where it was marketed as a Eurobeat track.

During Luv’s heyday (1977–1981), the female pop act failed in its attempt to get a hit record in Japan, whereas it dominated the music charts in a large part of Continental Europe, South Africa and Mexico. In 1980, the trio planned to take part in the Yamaha Music Festival but cancelled its participation to this competition. It prevented indeed Luv’ from reaching the mainstream Japanese music market.
A decade later, as the Dutch vocal formation made its comeback with a different line-up, it tried to promote new material (produced by Nigel Wright) through the network of discos and clubs in the Asian archipelago. That’s why lecoqsportif-outlet.com, Luv’s record company decided to release the song Girl Like Me as a Maxi single, hoping to have a club hit and later a mainstream chart topper. It was promoted as a Eurobeat song (this style of music was very popular back then in Japan). It also was included on Japanese Various Artists Eurobeat compilations. However, this strategy to adapt the Japanese market didn’t succeed. Nowadays, this single is a rare collector item among Luv’s fans.
The music arrangements of this song were inspired by those of the hits composed by Stock Aitken Waterman, the successful British producers in the late 1980s.

Louis de Berquin

Louis de Berquin, né vers 1490 à Vieux-Berquin et brulé le place Maubert à Paris, est un avocat, fonctionnaire, linguiste et réformateur religieux français.

Louis Berquin, gentilhomme d’Artois, avait un siège au conseil d’État. Un des hommes les plus estimés de son temps, ce gentilhomme de la Cour était un des hommes les plus savants du royaume, « le plus savant, dit Josse Bade, de toute la noblesse » Les réformés l’ayant entrainé dans leur parti, Berquin accusa d’hérésie les professeurs de théologie de la Sorbonne. Dénoncé, il fut jeté en prison et sommé d’abjurer ses erreurs. Il refusa. Il était à la Conciergerie, privé de toutes les commodités de la vie. Il demanda qu’on voulût bien, du moins, lui permettre d’avoir une écritoire, du papier et des livres. Par dérision, ses anciens collègues du Parlement lui envoyèrent les Épitres de saint Jérôme mccormick meat tenderizer, mais l’encre et le papier lui furent interdits. La princesse Marguerite de Navarre et le grand maitre, à sa prière, intercédèrent pour lui. Le roi François Ier qui, rentré de sa captivité à Madrid, était à Amboise, envoya deux archers pour l’enlever à la Conciergerie et le conduire au Louvre. Le parlement s’opposa provisoirement à ce transport : on travaillait au château du Louvre, et comme il y avait un grand nombre d’ouvriers employés à ces travaux, quelque complice de Berquin aurait pu se mêler à ces gens et favoriser son évasion. Or, un si grand criminel ne pouvait être trop étroitement surveillé et, à la requête de Noël Beda, la cour allait le juger, c’est-à-dire l’envoyer au bucher, quand le roi, sollicité de toutes parts en faveur de Berquin, ordonna de sursoir au jugement.

Il voulait libérer la France du pouvoir du pape et recommença bientôt ses prédications. Il fut alors arrêté de nouveau. Louise de Savoie et Duprat étaient bien décidés à se débarrasser d’un homme si dangereux. Les fréquentes absences de Marguerite depuis son mariage avec le roi de Navarre en 1527 eurent pour conséquence d’affaiblir son action immédiate sur son frère, ce que le parti de l’intolérance sut mettre à profit. Dans la nuit du lundi de la Pentecôte, 1er juin 1528, une statue de la Vierge avait été abattue et mutilée au quartier Saint-Antoine, on en rendit responsable tous les réformés, et on reprit le procès de Berquin qui, le 16 avril 1529, fut condamné à faire triple amende honorable au Palais, à la Grève, et au parvis Notre-Dame, pour « avoir tenu la secte de Luther » et pour les « mauvais livres faits par lui contre la majesté de Dieu et de sa glorieuse mère », puis à être enfermé pour toute sa vie dans les prisons de l’évêque de Paris, sans livres, encre, ni plume. » Ses livres furent d’abord brulés en sa présence ; on le mit ensuite au pilori, on lui perça la langue avec un fer rouge, on lui imprima sur le front l’image d’une fleur de lis, et on l’envoya mourir dans les prisons.

Après avoir subi ce supplice, Berquin, espérant que le roi interviendrait encore en sa faveur, appela devant la cour de Rome et devant le grand conseil de la sentence contre lui rendue. Cet appel n’eut d’autre résultat que de le faire bruler le lendemain. Sur son refus de se rétracter, dès le lendemain le Parlement le condamna à être brulé avec ses livres et ordonna l’exécution place Maubert, le jour même, « en grande diligence afin qu’il ne fût secouru du roi ni de Madame la régente qui étaient alors à Blois » hockey team uniforms, dit le Journal d’un bourgeois de Paris. On le conduisit au supplice dans un tombereau. Il voulut parler, mais les cris des soldats étouffèrent sa voix, et il se livra sans murmure à ses exécuteurs en disant : « Pourquoi les haïrais-je, ils me conduisent à la maison de mon père. » Toutes ses œuvres originales sont perdues ; seules demeurent quelques-unes de ses traductions d’Érasme.

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Ejército Imperial Alemán

El Ejército alemán (en alemán: Deutsches Heer) era el nombre dado a las fuerzas combinadas del Imperio alemán, conocidas igualmente como Ejército Imperial (Reichsheer) o Ejército Imperial Alemán. La expresión Deutsches Heer también se usa en el ejército alemán moderno para el componente de tierra Bundeswehr. El ejército alemán imperial fue formado cuando se creó el Imperio alemán en 1871 y duró hasta 1919 con la derrota del ejército alemán en la I Guerra Mundial, y fue el antecesor de la Reichswehr.

Los Estados que componían el Imperio alemán tenían cada uno sus propios ejércitos separados. Dentro de la Confederación Alemana, fundada después de las guerras napoleónicas, cada Estado era responsable del mantenimiento de algunas unidades que se pondrían a disposición de la Confederación en caso de conflicto. Al operar en conjunto, estas unidades eran conocidas como el Ejército Federal (en alemán: Bundesheer). El sistema del Ejército Federal funcionó durante diversos conflictos del siglo XIX, como la Primera Guerra de Schleswig en 1848-1850, pero para la época de la Segunda Guerra de Schleswig (1864), empezaron a aparecer tensiones, principalmente entre las grandes potencias de la Confederación, el Imperio de Austria y el Reino de Prusia. El final de la Confederación Alemana fue sellada por la Guerra austro-prusiana de 1866.

Después de este conflicto, una victoriosa y mucho más ampliada Prusia formó una nueva confederación, la Federación Alemana del Norte, que incluía los Estados del norte de Alemania. El tratado que configuró la Federación Alemana del Norte incluía el mantenimiento de un ejército federal y de una Marina federal (Bundesmarine o Bundeskriegsmarine). Las nuevas leyes sobre el servicio militar también utilizaron estos términos. Los convenios (algunos se modificaron más tarde) estipulados entre la Federación Alemana del Norte y sus Estados miembros subordinaban efectivamente sus ejércitos a Prusia en tiempo de guerra y daban al ejército prusiano el control de la formación, la doctrina y el equipamiento.

Poco después de estallar la guerra franco-prusiana en 1870, la Federación Alemana del Norte también estableció convenios para los asuntos militares con Estados no miembros de la confederación: Baviera, Wurtemberg y Baden.

A través de estos convenios y la constitución del Imperio alemán de 1871, se creó un ejército imperial (Reichsheer). Los contingentes de los reinos de Baviera, Sajonia y Wurtemberg se mantuvieron semiautónomos, mientras que el ejército prusiano tenía casi el control total de los ejércitos de los demás Estados del Imperio. La constitución del Imperio alemán, de fecha 16 de abril de 1871, cambió las referencias en la Constitución de Alemania del Norte y el Ejército Federal, que pasó a llamarse ejército imperial (Reichsheer) o Ejército alemán (Deutsches Heer).

Después de 1871, sin embargo, los ejércitos de los cuatro reinos no se fusionaron en tiempo de paz. Las expresiones «Ejército alemán» y «Ejército Imperial» se usaron en diversos documentos jurídicos, como el Código Penal Militar, pero por lo demás los ejércitos de Prusia vintage football jerseys, Baviera, Sajonia y Wurtemberg mantuvieron sus respectivas identidades. Cada reino tenía su propio Ministerio de Guerra, Baviera y Sajonia tenían sus propias listas oficiales de rango y antigüedad para sus oficiales, y Wurtemberg tenía un capítulo separado de las listas de rango del ejército prusiano. Las unidades de Wurtemberg y Sajonia eran numeradas de acuerdo con el sistema prusiano, en tanto que las unidades de Baviera conservaron su propia numeración (p. ej. el 2.º Regimiento de Infantería de Wurtemberg era el Regimiento de Infantería N.º 120 según el sistema prusiano).

El comandante del Ejército Imperial Alemán, menos del contingente de Baviera, fue el Kaiser. Fue asistido por un Gabinete Militar Imperial alemán y ejerce el control a través del Ministerio de Guerra de Prusia y del Estado Mayor General. El jefe del Estado Mayor se convirtió en el principal asesor militar del Kaiser y la figura militar más poderosa del Imperio. Baviera mantuvo su Ministerio de Guerra y el estado mayor del Real Ejercito de Baviera, pero coordinando la planificación con el Estado Mayor de Prusia. Sajonia también mantuvo su propio Ministerio de la guerra y el Ministerio de la Guerra de Württemberg también siguió existiendo.

El Comando del Ejército Prusiano había sido reformado a raíz de las derrotas sufridas por Prusia en las guerras napoleónicas. En lugar de depender principalmente de las habilidades marciales de los miembros individuales de la nobleza alemana, que dominaron la profesión militar, el ejército prusiano instituyó cambios para garantizar la excelencia en el liderazgo, la organización y la planificación.El sistema de estado mayor general, que pretendía institucionalizar la excelencia militar, fue el resultado principal. Se trató de identificar talento militar en los niveles inferiores y desarrollarlo a fondo a través de la formación académica y la experiencia práctica en la división, cuerpos y estados mayores, hasta el Gran Estado Mayor, el órgano de planificación de alto rango del ejército. Este proporcionó la planificación y el trabajo de organización en tiempos de paz como de guerra. El Estado Mayor prusiano, luego de lo demostrado en batalla en las Guerras de Unificación, se convirtió en el Estado Mayor alemán después de la formación del Imperio Alemán, dado el liderazgo de Prusia en el ejército alemán where can i buy a sweater shaver.

Numeros de efectivos antes de la primera guerra mundial.

El tiempo de paz, la estructura orgánica básica del ejército imperial alemán eran la inspección del Ejército (Armee-Inspektion), el cuerpo de ejército (Armeekorps), la división y el regimiento. Alemania, con la excepción de Baviera, se dividió en las inspecciones del ejército, cinco en 1871, y ha añadido otros tres entre 1907 y 1913 . El Ministerio de Guerra de Baviera, de hecho, retuvo su mando, y cada uno de estos « servicios de inspección » que en la actualidad pueden considerarse el equivalente de una zona militar bajo el control de una serie de departamentos.

La formación básica de organización del Ejército Imperial, era el cuerpo del ejército (Armeekorps), que consiste en dos o más divisiones para cubrir un área geográfica específica. Los cuerpos también fueron responsables del mantenimiento de las reservas y el Landwehr en el área de control. En la víspera de la Primera Guerra Mundial, había 21 cuerpos en el control de las áreas bajo la jurisdicción de Prusia más de 3 cuerpos del ejército bávaro. Además de los cuerpos regulares, había también un Cuerpo de la Guardia (Guardia Corps) , una unidad de élite, que controla directamente el área de Berlín. Un cuerpo generalmente incluye un batallón de infantería ligera (Jäger), un batallón de artillería pesada (Fußartillerie), un batallón de ingenieros, un batallón telégrafico y un batallón de trenes. Algunas áreas de control, eran manejadas por los departamentos específicos, como las tropas de fortalezas, cada uno de los 25 cuerpos tenían disponible una unidad de la aviación (Feldflieger Abteilung).

La formación táctica básica era la división. Una división estándar Imperial alemán consistía en dos brigadas de infantería de dos regimientos cada una, una brigada de caballería de dos regimientos, y una brigada de artillería de dos regimientos. En 1914, además del Cuerpo de la Guardia (dos divisiones de la Guardia y una división de caballería de la Guardia), había 42 divisiones regulares en el ejército prusiano (incluyendo cuatro divisiones sajonas y dos divisiones de Württemberg), y seis divisiones en el ejército bávaro.

El regimiento fue la unidad de combate básica, así como la base de reclutamiento de soldados. Había tres tipos básicos de regimiento de infantería, caballería y artillería. Otras especialidades, tales como pioneros (ingenieros de combate) y las tropas de señales, se organizaron en pequeñas unidades de apoyo.

Cuando los británicos decidieron reformar su ejército en la década de 1860, se examinaron las principales fuerzas europeas y decidieron que el sistema prusiano era el mejor. Este sistema continuó en el Ejército Imperial Alemán después de 1871 y dio lugar a un modesto cuadro de oficiales y sargentos profesionales, y una gran fuerza de reserva que pudiera movilizarse rápidamente en el inicio de una guerra. Los británicos no podían utilizar este sistema por rechazo al servicio militar obligatorio. También los japoneses, estaban observando el sistema de reservas y, a diferencia de los británicos, decidieron copiar el modelo prusiano.

Alemania tuvo la mayor base industrial en Europa, superando a Gran Bretaña en 1900. El Ejército colaboro estrechamente con la industria, especialmente en la Primera Guerra Mundial, con especial énfasis en la industria aeronáutica que cambia muy rápidamente. El Ejército fijo los precios y las exenciones de mano de obra, regulado la oferta de crédito y materias primas, derechos de patentes limitadas a fin de permitir las licencias cruzadas entre las empresas, y supervisó las relaciones obrero-patronales. El resultado fue la expansión muy rápida y una elevada producción de aviones de alta calidad, así como los altos salarios que atrajo a los mejores maquinistas. Aparte de la aviación la regulación del ejercito en el resto de la economía de guerra fue ineficiente.

La Deutsche Luftstreitkräfte, conocida antes de 1916 como Die Fliegertruppen des deutschen Kaiserreiches (Tropas aéreas del Imperio Alemán), era el brazo aéreo de las fuerzas armadas alemanas durante la Primera Guerra Mundial (1914-1918). Aunque su nombre realmente significa algo muy cercano a « La Fuerza Aérea Alemana », permaneció como una parte integral del Ejército de tierra alemán durante la duración de la guerra.

Casper Nielsen

Casper Nielsen (født 29. april 1994) er en dansk fuldtids professionel fodboldspiller, der spiller i den danske Superligaklub Esbjerg fB. Han er søn af den tidligere EfB-spiller Henrik « Ismand » Nielsen. Han har spillet på de forskellige u-landshold. I 2014 scorede han et mål for EfB, hvor han efterfølgende også vandt prisen årets mål i EfB. Sidenhen har han spillet mange kampe for EFB hvor han har været med til at gøre en stor positiv forskel i det offensive. I Caspers karriere har han spillet i Europa League og var med til at vinde DBU Pokalen i 2013.

1 Jensen • 3 Stenderup • 4 Pálsson • 5 Paulsen • 7 Jørgensen • 8 Andersen&nbsp steel thermos;• 9 Hvilsom • 14 Lauridsen • 15 Laursen • 16 Højbjerg • 17 Nielsen • 18 Jessen • 21 Brink • 22 McGrath • 23 Nordvik • 24 Lund • 25 Brinch • 26 Kristensen • 27 Söder • 30 Dúbravka • 32 Hagelskjær • 33 Mensah • Træner: Todd

1 J. Højbjerg | 2&nbsp beef tenderizer;M. Desler | 3 K. Larsen | 4 E. Gomes | 5 J. Blåbjerg | 6 A. Maxsø | 7 L

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. Vibe | 8 M.H. Rasmussen | 9 N. Brock-Madsen | 10 J.B. Larsen | 11 J.B. Laursen | 12 F. Børsting | 13 E. Larsen | 14 C. Nielsen | 15 P. Gregor | 16 R. Skov | 17 J. Jønsson | 18 L. Fernandes |
(Reserver:   T. Hagelskjær )
Træner N. Frederiksen 

Coke Studio Pakistan (season 5)

The fifth season of the Pakistani music television series Coke Studio commenced airing on 13 May 2012. The season consisted of five episodes, which aired on May 13, May 27, June 10, June 24 and July 8 respectively.

Rohail Hyatt and Umber Hyatt continued as producers of the show. Among the houseband thermos bottle price, Louis ‘Gumby’ Pinto left the show due to him being the executive producer of the show Uth Records by Ufone. Jaffer Ali Zaidi also left the show and was replaced by Mubashir Admani. Raheel Manzar Paul and Zulfiq ‘Shazee’ Ahmed Khan also left the show. Farhad Humuyun was recruited as the new drummer for the fifth series.

The fifth season saw a return of Bilal Khan, Fareed Ayaz & Abu Muhammad, Atif Aslam and Meesha Shafi, all artists having performed previously on Coke Studio. The series also featured international rap musician Bohemia, rock bands Overload and SYMT from Lahore, pop singer Hadiqa Kiani, Pushto pop singer Hamayoon Khan, progressive rock band Qayaas from Islamabad insulated thermos water bottle, singers Uzair Jaswal and Rachel Viccaji. Folk singers Tahir Mithu and Chakwal group are also featured artists. The song explores humanity « in a world of materialism and artificiality, with little understanding of the real truth. » The best song was given to chakwal group.

1986 San Francisco Giants season

The 1986 San Francisco Giants season was the Giants’ 104th season in Major League Baseball, their 29th season in San Francisco since their move from New York following the 1957 season, and their 27th at Candlestick Park wholesale usa soccer jerseys. The team finished in third place in the National League West with an 83-79 record, 13 games behind the Houston Astros.

On August 20, 1986, Phillies pitcher Don Carman took a perfect game into the ninth inning against the Giants at Candlestick Park. Giants catcher Bob Brenly hit a long drive into the gap in left-center field. Phillies center fielder Milt Thompson was positioned to make a running catch but the ball hit the base of his glove and was ruled a hit wide mouth water bottle. Brenly was credited with a double. Carman lost the perfect game but the Phillies won in ten innings.

Infielders

Other batters

Coaches

Note: Pos = Position; G = Games played; AB = At bats; H = Hits; Avg. = Batting average; HR = Home runs; RBI = Runs batted in

All-Star Game

Ludwig Weiß

Ludwig Weiß (* 25. August 1902 in Klagenfurt am Wörthersee, Kärnten; † 30. September 1994 in Wien) war ein österreichischer Politiker (ÖVP).

Ludwig Weiß, Sohn eines Hausmeisters an einer Schule, erlangte 1920 seine Matura an einer Klagenfurter Realschule. Er zog im selben Jahr nach Wien, wo er bis 1926 Bauingenieurswissenschaften an der Technischen Universität Wien studierte, und mit dem akademischen Grad eines Diplomingenieurs abschloss. 1927 erhielt er eine Anstellung bei den Österreichischen Bundesbahnen, wo er im Bahnerhaltungsdienst in großen Teilen Österreichs, darunter der Steiermark und Oberösterreich eingesetzt wurde. Von 1938 bis 1945 arbeitete er im Innendienst, und wurde 1952 zum Präsidenten der Bundesbahndirektion in Villach gewählt.

Weiß wurde am 8. Juni 1956 als Abgeordneter in den Nationalrat gewählt, ein Mandat, das er 10 Jahre lang, bis zum 30. Juni 1966, innehatte. 1958 erfolgte seine Ernennung zum Landesobmann des Österreichischen Arbeiter- und Angestelltenbundes, und seine Wahl zum stellvertretenden Parteiobmann der Kärntner ÖVP.

1966 wurde er Verkehrsminister in der Bundesregierung Klaus, ein Amt, das er vom 19. April 1966 bis zum 21. April 1970 bekleidete.

Ludwig Weiß wurde 1956 in Salzburg in den Ritterorden vom Heiligen Grab zu Jerusalem investiert. Er war von 1991 bis 1994 Gründungs- und Leitender Komtur Grabesritter in Klagenfurt. Weiß war Mitglied der katholischen Studentenverbindung K.Ö.St.V. Rudolfina Wien.

Josef Klaus | Fritz Bock / Hermann Withalm

Carl Heinz Bobleter | Hans Bürkle&nbsp

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;| Karl Gruber | Johann Haider | Franz Hetzenauer | Hans Klecatsky | Stephan Koren | Vinzenz Kotzina | Roland Minkowitsch&nbsp remington clothes shaver;| Otto Mitterer | Alois Mock | Heinrich Neisser | Theodor Piffl-Perčević | Karl Pisa | Georg Prader | Grete Rehor | Karl Schleinzer | Wolfgang Schmitz | Franz Soronics | Josef Taus | Lujo Tončić-Sorinj&nbsp socks wholesale uk;| Kurt Waldheim | Ludwig Weiß

Erste Republik:
Jukel | Paul | Hanusch | Pesta | Rodler | Odehnal

Zweite Republik:
Heinl | Übeleis | Waldbrunner | Pittermann | Probst | Weiß | Frühbauer | Lanc | Lausecker | Lacina | Streicher | Klima | Scholten | Einem | Schmid | Forstinger | Reichhold | Gorbach | Faymann | Bures | Stöger | Klug | Leichtfried

Antonin Perbosc

Portrait d’Antonin Perbosc par Eugène Trutat

Antonin Perbosc (prénoms à l’état-civil Antoine Crépin) meat tenderizer enzyme, né à Labarthe (Tarn-et-Garonne) le et mort à Montauban le , est un ethnographe et poète occitan. Militant pour la décentralisation, contre l’exode rural, pour la démocratie ainsi que la laïcité, Perbosc a participé à la création de nombreuses revues littéraires en Occitanie.

Il fut durant quinze ans instituteur à Comberouger, un petit village à 30 km de Montauban où il mena avec ses élèves une enquête folklorique très remarquée par sa méthode et ses abondants résultats. Militant acharné de l’éducation populaire, il inculqua à ses élèves l’intérêt pour les traditions et le patrimoine de leur région, en particulier la langue qu’il fit entrer dans l’école malgré les directives ministérielles qui l’interdisaient, comme toutes les langues non françaises de l’hexagone. Il leur fit accomplir un très important travail de collecte en les regroupant sous forme associative en une « société traditioniste » (51 élèves, filles et garçons, entre 1900 et 1908).

Ces élèves recueillaient dans leur entourage le patrimoine oral : chansons, dictons et proverbes, légendes, contes… Ils notaient fidèlement, sans y rien changer, les récits en dialecte local. Les plus jeunes élèves, qui ne savaient pas encore écrire water bottle suppliers, contaient à leurs camarades plus âgés, qui écrivaient sous leur dictée (méthode très innovante). Le travail réalisé par Perbosc et ses écoliers suscita l’attention des savants folkloristes au congrès des Traditions populaires de Paris en 1900. Les récits contés par les enfants ont été transcrits dans un cahier conservé à la Bibliothèque d’études et du patrimoine de Toulouse et quelques-uns publiés en 1914 sous le titre Contes de la vallée du Lambon ou dans des revues dès 1900, souvent en traduction française. Il faut attendre 2013 pour voir paraître, sous le titre Au Pais de la gata blanca, l’ensemble des textes occitans des Contes populaires recueillis à Comberouger, établi d’après les manuscrits toulousains complétés par des copies établies dans les années 1950 pour le Musée National des Arts et Traditions Populaires (transférés au MuCEM, Marseille).

L’enquête personnelle venant compléter les récits naïvement obscènes recueillis par les écoliers de la Société traditionniste de Comberouger, Perbosc publie en 1907 un premier recueil de Contributions au folklore érotique, sous le pseudonyme de Galiot et Cercamons à l’initiative d’Henry Carnoy, directeur de la revue La Tradition (voir conte licencieux). Les Contes licencieux de l’Aquitaine, sont le fruit du travail de recherches dans la région toulousaine et du Sud-Ouest de la France. Perbosc traduit les tournures languedociennes et gasconnes qui en font tout le piment. Cet ouvrage tiré à seulement 300 exemplaires est aussitôt devenu introuvable. Une seconde publication, enrichie d’une préface, permet de redécouvrir un aspect essentiel de la tradition orale méridionale. Le deuxième volume, L’Anneau magique réédité en 1987, entièrement composé d’inédits est accompagné d’un index. Cet ouvrage en deux volumes,qui rend compte d’une des plus importantes collectes européennes de narrations érotiques, devait selon le projet de son auteur être suivi d’un troisième volume où les proverbes, comptines, devinettes et autres formes brèves de la littérature orale relative à la sexualité auraient été donnés dans leur dialecte occitan original. Ce que Perbosc nommait « mes Kryptadia d’Occitanie est resté à l’état de manuscrit : Perbosc en a intégré une part dans ses contes en vers occitans : Fablèls, Fablèls calhols, Psophos, Contes Atal, Istorietas del tucolet

L’œuvre poétique d’Antonin Perbosc se développe selon deux axes : la poésie lyrique telle qu’on la découvre dans Lo Got occitan (La coupe occitane, 1903 ; 1932) et Lo Libre del Campestre (Le Livre de la Nature, 1970 et rééditions partielles) et la poésie narrative des Fablèls, Fablèles calhols (1936) et autres Contes Atal. Les deux tendances se rejoignent dans les deux volumes du Libre dels Auzèls ( Le Livre des Oiseaux, 1924 et 1930).

« La guerra qu’an vougut es la guerra a la guerra. Son morts per nostra terra e per tota la terra. »

trad : « La guerre qu’ils ont voulue est la guerre à la guerre. Ils sont morts pour notre terre et pour toute la terre.&nbsp insulated coffee thermos

Ces vers d’une inspiration pacifiste assez rare, se retrouvent sur différents monuments aux morts de la guerre de 1914-1918. Et notamment sur le monument aux morts de Saint-Félix-Lauragais (31), le monument aux morts d’Aniane (34) ; et ceux de Graissens et Cadenac.